Copertina_La_Città_è_illuminata.jpeg

 

In questo documento, che abbiamo letto con grande attenzione, abbiamo trovato alcune affermazioni che possiamo e vogliamo condividere:

Riattivazione civile, umana, progettuale ed economica dei territori
Consapevolezza delle proprie risorse e valori
Legami (legacy) con processi avviati (da adesso) ai prossimi anni
Fondamentale laboratorio per la vita civile
Cammini e mobilità lenta
Ciclovia e percorsi
Patrimoni culturali materiali e immateriali

Ecco, se si tratta di riavviare dei legami tra la visione culturale, ambientale e produttiva noi siamo d’accordo purché siano evidenziate, in questi contesti, le attività enogastronomiche e le strutture dell’accoglienza in una dimensione progettuale, economica dei territori per una riattivazione civile e umana, con la consapevolezza delle proprie risorse e valori, vogliamo che la nostra terra diventi un laboratorio per la futura vita civile. Nelle nostre proposte c’è spazio per i Cammini e la mobilità slow, la Ciclovia e il suo percorso, il patrimonio materiale e immateriale del nostro straordinario territorio.

In questo dossier sono lasciate in ombra eccellenze del nostro territorio che invece meritano di essere evidenziate in un cammino che vuole rinvigorire e rilanciare  l’immagine della nostra provincia. L’occasione, diremmo noi gastronomi, “è ghiotta” e, prevedendo un afflusso notevole di persone per il 2023, ci saremmo aspettati una sottolineatura forte del settore agroalimentare e dell’accoglienza in generale. Non siamo noi a dirlo ma gli studi di questi ultimi anni.

L’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico presieduta da Roberta Garibaldi (di Bergamo) si incarica di redigere ogni anno un rapporto sullo stato del turismo enogastronomico sui trend e le tendenze che emergono dagli studi:

“Oggi l’enogastronomia nel turismo ha assunto una rilevanza tale da essere considerata come una degli elementi fondamentali di un viaggio. Questa evidenza trova riscontro dai numerosi studi e convegni sul tema, con la stessa Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO) che organizza dal 2015 conferenze annuali volte ad approfondire le diverse sfaccettature del turismo enogastronomico”.

Quindi notare che nel Dossier non appaiono mai termini come enogastronomia, accoglienza, prodotti agroalimentari per noi è una mancanza grave. Qualcuno potrò dire che noi siamo di parte, che vediamo solo il nostro settore ecc. Ebbene sì, siamo di parte, di quella parte che in questi due anni ha sofferto troppo per la situazione sanitaria creatasi e vorremmo dunque riscattarci e risollevarci per farlo ci aspettiamo che le nostre istituzioni ci ascoltino e che i progetti (pur di grande qualità) contengano una visione della nostra provincia diversa da come si è guardata fino a oggi. Abbiamo detto provincia non città, perché dal Dossier solo la città è illuminata, la provincia è lasciata in penombra come una periferia metropolitana. Eppure, è proprio dalla provincia che emergono vivacità ed eccellenze enogastronomiche, pensiamo ai vini, all’olio d’oliva, ai formaggi, ai tanti allevator, coltivatori e trasformatori di prodotti. Non solo ma anche a iniziative straordinarie che hanno messo in campo le varie Comunità Montane, pensiamo alla Valle dei Segni, a Cam-on-eat, alla Via del Silter della Valle Camonica alle piste green delle Valli Resilienti (Valle Sabbia e Valle Trompia), ai Mercati della Terra di Padernello nella Pianura Bresciana.

Che il sistema accoglienza abbia bisogno di un restyling, in particolare quello cittadino, è risaputo ma non vi è nessun accenno nel documento di cui trattiamo.

Ci si permetta quindi, accanto ai temi suggeriti dal Dossier: Città natura; Città dei tesori nascosti; Città che inventa; Cultura come cura, di suggerirne uno nuovo:

Un territorio che nutre e accoglie

Nei prossimi incontri avremo modo di esplicare il nostro pensiero.

Marino Marini.


Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *


Contatti



Social