
Se ne parlerà sino al 2023 e oltre, ha senso conoscere minimamente come prende forma questa iniziativa che ha diretta ispirazione in quella della «Città della cultura europea», istituita nel 1985 su proposta di Maria Amalia Merkouri, in quell’epoca Ministro della cultura greco, fu di fatto una città ellenica, Atene, a essere in quell’anno la prima Capitale della cultura.
Nel 1999 ci fu il passaggio, con un cambio nei meccanismi di selezione e di proclamazione della città o delle città che per un anno detiene o detengono questa investitura, a Capitale della cultura europea. Da qui su idea del Ministro dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini nel 2014 l’Italia diede il via all’istituzione della propria, annuale, Capitale della cultura, che nell’anno seguente fu appannaggio di ben cinque città italiane: Ravenna, Cagliari, Lecce, Perugia e Siena.
L’iniziativa italiana differisce un poco, negli scopi, da quella europea puntando a:
- stimolare una cultura della progettazione integrata e della pianificazione strategica;
- sollecitare le città e i territori a considerare lo sviluppo culturale quale paradigma del proprio progresso economico e di una maggiore coesione sociale;
- valorizzare i beni culturali e paesaggistici;
- migliorare i servizi rivolti ai turisti;
- sviluppare le Industrie culturali e creative;
- favorire processi di rigenerazione e riqualificazione urbana.
Con una maggiore connotazione nell’ambito della creazione di strutture, iniziative, volte ad assicurare una maggiore attrattività nei confronti di visitatori e turisti. Ma resta evidente come la capacità di proporre, fare conoscere il proprio territorio derivi direttamente dalla conoscenza, dal senso di appartenenza dei suoi abitanti e che l’assegnazione di quello status alle città di Brescia e Bergamo per il 2023 sia occasione pressoché unica a cui rivolgere grande attenzione e impegno.
Brescia e Bergamo, città fortemente provate dalla pandemia e allo stesso tempo fortemente reattive, capaci di esprimere al meglio la presenza di quella società civile fatta di volontariato, di resilienza, del non tirarsi mai indietro e del non dimenticare alcuno, vivono questa assegnazione come premio al loro essere, alla loro storia, fatta innanzitutto di sostanza.
ARTHoB vuole concorrere a questo la forza e la compattezza dei suoi tanti iscritti, ma anche il chiaro messaggio che il cibo è cultura, la cucina è cultura, identità, giusto orgoglio per tradizioni e ricchezza agroalimentare, espressione quest’ultima di una parimenti ricca biodiversità, che in alcuni luoghi della provincia tocca livelli pressoché unici.
L’immagine – Emilio Isgrò, Incancellabile Vittoria – è dell’Archivio Metro Brescia

